Una grande giornalista che scrive su Rolling Stone (la più
prestigiosa rivista di musica americana )
ha detto che “..in un mondo perfetto Jimmy LaFave sarebbe
una delle più grandi rock star del
mondo…”
Non credo che questo interessi a Jimmy, più di tanto,
a lui credo siano bastate le parole della figlia
di Woody Guthrie che gli ha detto che nessuno canta o, meglio,
sente le canzoni di suo padre come
lui. Effettivamente ad andare ad ascoltarsi la versione di
Oklahoma Hills di Jimmy che è registrata
su Trial c’è da farsi venire la pelle d’oca.
Quando ho conosciuto a Austin Jimmy LaFave non
sapevo realmente neanche chi fosse. Ero al Threadgill uno
dei locali più famosi della città
soprattutto per la jam session che si tiene il mercoledì
e dove si possono trovare Lyle Lovett e Joe
Ely, Ponty Bone e Flaco Jimenez… ma il Threadgill è
famoso (o almeno lo era perché adesso,
purtroppo, ha chiuso) perché lì si esibiva una
cantante texana che quando esploderà nel mondo del
rock lo farà in un modo che nessuno potrà dimenticare.
Sto parlando di Janis, Janis Joplin.
Non conoscevo Jimmy, eppure lui era stato in Italia, mi parlava
di promoters improvvisati e di come
tutto purtroppo dovesse girare intorno a certa gente che (sono
le sue parole) sono una sorta di
“mafia della musica roots americana”. Detto per
inciso la stessa cosa mi avrebbe detto qualche
anno dopo il dolcissimo Champ Hood, oggi purtroppo scomparso,
che aveva avuto modo di provare
l’esperienza della, come lui la chiamava, “corte
dei miracoli” italiana.
Quella sera al Threadgill è stata una grande sera.
Fare una jam session da Dylan a Muddy Waters
dalla Band alla Bamba con sul palco gente come Jimmy, Willy
Jaye, Ponty Bone e i migliori
session men di Austin è una cosa per la quale sento
ancora adesso i brividi lungo la schiena.
(saranno i cheap trills di Janis ?!?)
Adotto un bisonte, oh meglio il bisonte lo adotta mia moglie
Angelina. Attraverso un disco di
Jimmy scopriamo che c’è una associazione in Oklahoma
che sta cercando di preservare i bisonti
(the buffalos come li chiamano in Texas) dall’estinzione.
Sono dei volontari, gente tosta che chiede
solo un pugno di dollari per adottare un cucciolo di bisonte.
E’ una specie di dovere morale. Come
possono un musicista e sua moglie lasciare che l’animale
che rappresenta lo spirito dell’America, lo
spirito dei nativi, il continente americano stesso diventi
un ricordo.
Angelina mia moglie, adotta Sweet Pea. Non è un granchè
di nome per un bisonte ma mi sembra un
buon inizio. La mia incredibile metà naturalmente subito
scrive a Jimmy per renderlo partecipe del
lieto evento. Naturalmente a casa nostra appesa sul muro c’è
la foto di Sweet Pea (che adesso sarà
alle medie) mentre pascola felice sulla terra rossa dell’Oklahoma.
Quando decido di incidere il mio disco americano “Nuther
world” mi accorgo che una canzone che
tra l’altro io avevo scritto a vent’anni sul mio
primo amore poteva essere la canzone ideale in cui
Jimmy avrebbe potuto fare il coro. Era una canzone sulla nostalgia,
d’altronde come dice Jerry Jeff
(Walker) e io sono abbastanza d’accordo, “si possono
avere tanti amori nella vita, anche più
grandi e più intensi ma ci sono certe passioni che
non si dimenticheranno mai”.
La canzone si chiamava (e si chiama) “Midnight song”
– canzone di mezzanotte. Quando siamo in
studio in Texas proviamo a chiamare Jimmy al telefono a casa
per chiedergli se potrebbe venire a
fare un po’ di background vocals sul nostro disco. Ma
purtroppo Jimmy è sulla strada, d’altronde
non è proprio lui che ha dedicato intere canzoni al
nastro d’asfalto e ha voluto intitolare un intero
album alla strada che ti ipnotizza, ti affascina e ti uccide
come una mantide religiosa “Highway
trance”.
Una sera, ormai il disco era praticamente finito, avevo perso
ogni speranza di potere avere Jimmy
ospite sul mio disco, siamo andati al Continental Club a vedere
quello che era il gruppo preferito
dalle giovani cowgirl texane i Reckless Kelly. A metà
di quello che posso sicuramente affermare
essere stato uno dei migliori live act mai visti nella mia
vita, ecco entrare nel locale Jimmy scortato
da una serie di loschi figuri, che, verrò poi a sapere
in seguito essere italiani e appartenere a quella
genia di persone che pensano che l’America (sigh!) sia
di loro proprietà. Nonostante questo
improbabile cordone di sicurezza Angelina, che da sempre,
si sa , è infatuata della splendida voce di
Jimmy LaFave, si precipita da Jimmy raccontandogli la storia
dell’adozione del bisonte e
riannodando i nodi di una amicizia musicale e non iniziata
l’anno precedente.
Jimmy ed io abbiamo ricordato quella mitica jam al Threadgill
e vedendolo molto entusiasta nel
rinverdire questi ricordi, gli ho detto che avevo tenuto da
parte una canzone dove lui mi sembrava
naturale potesse fare dei background vocals come Dio comanda.
Jimmy è uno di noi, non diventerà mai una star
del pop, però il giorno dopo alle quattro era in
studio e, dopo aver ascoltato la canzone mi ha detto : “Hey
è una canzone bellissima, peccato, mi
sarebbe piaciuto scriverla..” A quel punto quella vecchia
volpe di Merel Bregante, il produttore
propone a Jimmy un duetto: dice: “Fabrizio canta la
prima strofa e tu, Jimmy la seconda.” Riuscite
ad immaginare quanta emozione nell’insegnare ad uno
degli artisti che più stimo (perché è
uno vero
e credo che voi mi capiate) le parole e la melodia di Midnight
song, e lui che pazientemente
imparava, sbagliava, si confondeva e poi… il miracolo:
quando entra la voce di Jimmy in Midnight
song io capisco perché Dio ha inventato la musica.
Jimmy però è giusto che tu sia pagato per il
tuo
tempo, la tua arte, tu non sei una star, ma non vogliamo essere
in debito con te.
E allora Jimmy apre la borsa tira fuori una maglietta dove
c’è il suo nome e raffigurato un bisonte e
la regala ad una raggiantissima Angelina e poi dice : “Quando
passerò per Voghera, tenete in caldo
un piatto di pasta anche per me…”
E se ne va sul suo furgone di nuovo sulla strada. In America
Jimmy LaFave sta diventando un cult
artist, una specie di mito e io spero che presto il mondo
diventi perfetto così Jimmy diventerà una
rock’n’roll star. Oh forse no, forse è
meglio così.
Sapete che Dylan ha così tanta stima di Jimmy che è
stato visto più di una volta seduto ai suoi
concerti travestito con parrucche e occhiali scuri. Poi qualcuno
lo ha riconosciuto, gli ha rotto i
coglioni e Bob se n’è tornato a casa. Ma pare
non manchi mai ai concerti di Jimmy, perché anche
lui ha capito che dietro la magnifica voce di Jimmy c’è
l’anima di un grande.
Il miglior disco di Jimmy? Il primo “Austin skyline”
registrato tutto dal vivo nella effervescente
Austin dei primi anni ’90 dove davvero c’era il
nuovo movimento roots, l’alternative country e tutto
quanto. E poi ditemi chi altri poteva cantare “Girl
form the north country” dopo Dylan?
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