Testi & Storie

LE STORIE di SPAGHETTI JUKE JOINT


BYE BYE BIRD (Sonny Boy Williamson 2)
E’ una canzone del mio armonicista prediletto Rice Miller meglio conosciuto come Sonny Boy Williamson. L’intro è suonato con una vecchia armonica inventata quasi cento anni fa e estremamente affascinante per il suo suono caldo e pastoso. L’arrangiamento è un omaggio John Lee Hooker passando per Canned Heat e Z Z Top.

KING BEE (Slim Harpo)
Grande classico dello swamp blues, ovvero del blues delle paludi, di un cantante armonicista troppo spesso dimenticato. Slim Harpo ha scritto classici diventati immortali. Questo brano è forse conosciuto per la celebre versione di Muddy Waters. Noi l’abbiamo completamente reinventata grazie ad un efficace arrangiamento chitarristico di Enrico Polverari che l’ha trasformata in un tour de force di marca southern in cui la slide guitar di Sonny Landreth fa davvero faville.

THE BLUES IS ALRIGHT (Little Milton) (additional words by Fabrizio Poggi)
Ho quasi completamente riscritto il testo di questo grande brano di Little Milton in cui compare Ronnie Earl uno dei più grandi chitarristi blues di sempre con qui ho avuto l’onore di dividere il palco agli Oscar del Blues a Memphis..
Ho mantenuto il celebre ritornello e ho aggiunto quello che è per me l’essenza del blues. Ecco le parole che ho scritto e che canto: Il blues è un miracolo, il blues è guarigione, il blues è una medicina che consola la tua anima. Il blues è la madre, il blues è la radice. Non importa dove tu sia nato, la lingua che parli, o il colore della tua pelle perchè il blues, è per tutti. Il blues parla di piedi che fanno male per aver camminato a lungo, parla di sesso, parla d’amore e di quando si è senza un soldo. Il blues parla di cose semplici lavorare, pregare, piangere, ridere, parla di prigioni, di treni, di whiskey and cocaine. Il blues è verità Ma soprattutto THE BLUES IS ALRIGHT.

DEVIL AT THE CROSS ROAD (Fabrizio Poggi)
In Mississippi c’è un diavolo ad ogni incrocio.
Ad ogni crocicchio. Questa canzone parla di quella volta che ne ho incontrato uno.
Capita a tutti prima o poi di incontrare un diavolo nella vita e il blues a volte serve per mandarlo via. Il brano è un omaggio, seppur indiretto, a Robert Johnson.

MISTERY TRAIN (Junior Parker)
C’era un treno misterioso che passava per Memphis e si diceva che portasse via le più belle ragazze della città. Lo cantava Junior Parker nel lontano 1953. E’ un brano che suono da tantissimi anni ma che non avevo mai registrato. Sono particolarmente legato a questo brano che in qualche modo chiude un cerchio iniziato tanti anni fa quando vidi per la prima volta al cinema “The Last Waltz”, il film d’addio di THE BAND e venni folgorato dall’incredibile suono dell’armonica di Paul Butterfield che suonava proprio “Mistery Train”. Non avevo mai sentito quello strumento suonare in un modo così emozionante. Il giorno dopo andai subito a comprarmi un’armonica.
Fu Paul Butterfield che quella sera di quarant’anni fa in un piccolo cinema di provincia diede fuoco a una passione che si nascondeva dentro di me. Se sono diventato un armonicista, un bluesman e un musicista che cerca di mettere l’anima in ogni cosa che fa lo devo a Paul Butterfield. Questo brano è dedicato a lui.

WAY DOWN IN THE HOLE (Tom Waits)
Ci sono buchi profondi sulle strade della vita e bisogna stare attenti a non caderci dentro. Perché poi uscirne è davvero difficile e io ne so qualcosa.
Questa è una canzone di Tom Waits ma io l’ho imparata dal mio amico Jimmy Carter dei Blind Boys of Alabama che mi onora dell’appellativo di “little brother”. L’ho suonata spesso dal vivo con i Blind Boys quindi mi è venuto naturale includerla nell’album.

CHECKIN’ UPON MY BABY (Sonny Boy Williamson 2)
Se Paul Butterfield è stato la scintilla che ha fatto esplodere dentro di me la passione per il blues Sonny Boy Williamson è stato invece senza ombra di dubbio il mio maestro d’armonica, anche se lui non lo ha mai saputo. Credo che questa sia la prima canzone che ho imparato a suonare con l’armonica ed è la canzone che ho suonato sulla sua tomba sperduta tra i campi di cotone del Mississippi.

ONE KIND FAVOR (Blind Lemon Jefferson) (additional words by Guy Davis)
Questa è una canzone che ha quasi cent’anni. O forse di più. La cantava un cantante texano cieco che si chiamava Blind Lemon Jefferson. Avevo registrato questo brano con Guy Davis in “Juba dance “ il disco che abbiamo fatto insieme e ho subito pensato che mi sarebbe piaciuto farne una mia versione pensando a come l’avrebbero suonata i musicisti creoli di New Orleans.

MOJO (Fabrizio Poggi)
Un dichiarato omaggio al celebre brano di Muddy Waters (e infatti alla slide guitar c’è Bob Margolin per anni chitarrista del leggendario bluesman) ma anche una canzone in qualche modo tutta mia a partire dall’arrangiamento funky soul e dal testo in cui canto: “C’è bisogno di un mojo – così si chiamano i portafortuna nella lingua del blues – per vivere in questo pazzo mondo. Un mojo chiamato blues.

ROCK ME BABY (B.B. King)
Questa è una canzone dedicata alle gioie dell’amore carnale che B B King ha scritto tanti anni fa. Lui l’ha dedicata ad una donna io invece alla mia armonica con cui ogni volta che salgo sul palco ho un rapporto davvero intimo. Quando suono il blues io davvero faccio l’amore con la mia armonica. Mi piace accarezzarla, toccarla e persino baciarla ripetutamente come faccio in questo brano.

NOBODY (traditional)
L’origine di questa canzone si perde nella note dei tempi. Da qui è scaturito il celebre spiritual che Blind Willie Johnson cantava nel cuore nero del Texas nel 1930.
Questa è una versione “secolare” in cui i temi spirituali si trasformano in uno soggetti più cari al blues: l’amore tradito, l’amore che fugge, il richiamo della strada e la vita stessa dei bluesmen sempre in viaggio dal cassone di un camion all’altro e attaccati ai respingenti dei vagoni merci. E poi la solitudine, la vera compagna di viaggio di questi errabondi musicisti. Nella canzone che condivido con la splendida voce di Sara Cappelletti canto un verso che racchiude gran parte dell’epica blues : “Nessuno piangerà quando me ne andrò”

I WANT MY BABY (Fabrizio Poggi)
Dichiarato omaggio a Bo Diddley e al suo contagioso e inconfondibile ritmo. Il brano è un ottimo showcase per la chitarra slide di Claudio Bazzari ma soprattutto per un vero poeta dei tamburi: il nostro batterista Gino Carravieri che con il bassista Tino Cappelletti è davvero il cuore pulsante della band.

bonus track
BABY PLEASE DON’T GO (Big Joe Williams)
Anche questa è una canzone che ho suonato tante volte in giro per il mondo con Guy Davis. Non doveva nemmeno finire sull’album. La stavamo suonando per riscaldare gli strumenti e il fonico l’ha registrata. Quando ce l’ha fatta riascoltare ci è piaciuta al punto che abbiamo deciso di aggiungerla come bonus track. Il sound è davvero molto sixties tra Canned Head e John Mayall. E c’è un pizzico di Doors grazie al suono acido e psichedelico dell’organo di Claudio Noseda.

LE STORIE di MERCY


E’ nella magia dello spiritual che è racchiusa l’essenza più pura del canto afroamericano.
La melodia e le parole di questi meravigliosi brani appartenevano ad antichissimi canti che gli schiavi afroamericani intonavano per guarire il male di vivere, la malinconia.
Alcuni spirituals sono diventati emozionanti gospel. Altri hanno regalato al blues canzoni straordinarie.

La linea di demarcazione tra lo spiritual e il blues è sempre stata molto sottile e difficile da definire. Grandi leggende della musica afroamericana come Son House, Mississippi John Hurt, Fred McDowell e Skip James si sono dannati l’anima nel tentativo di tracciare un confine tra sacro e profano, senza esserci mai riusciti, perché lo spiritual ed il blues sono legati insieme in maniera indissolubile.

Da una parte gli afroamericani credevano a leggende voodoo come quella di vendere l’anima al diavolo al “crocicchio” come narra la leggenda abbia fatto Robert Johnson, in cambio di una superba maestria nel suonare il blues, dall’altra i predicatori spesso in combutta con i padroni bianchi che consideravano il blues una musica troppo liberatoria e quindi eversiva e sovversiva, dicevano ai bluesmen che suonando quella musica sarebbero andati dritti all’inferno. Molti di loro inserivano nel proprio repertorio brani di carattere religioso, proprio nella speranza di “guadagnarsi almeno un po’ di Paradiso”.
Gli afroamericani con lo spiritual hanno creato la musica religiosa più amata al mondo. Il popolo afroamericano ha insegnato al mondo (che uno ci creda o meno) quanto sia bello pregare Dio con gioia e partecipazione, anche fisica, battendo le mani e cantando a squarciagola la speranza di una vita migliore.
Anche lo spiritual come il blues affonda le proprie radici in Africa. Riferito generalmente a personaggi biblici, lo spiritual consiste spesso in un’emozionante rielaborazione degli inni protestanti bianchi.
Inoltre gli spirituals contengono sovente, anche se a volte nascosti, impliciti temi di protesta, critica sociale, ribellione e speranza. Gli schiavi afroamericani ritrovavano spesso profonde analogie tra il loro crudele destino e quello di un altro popolo oppresso: gli ebrei dell’Antico Testamento.

Qualche anno fa ho letto che per qualcuno l’inferno era “l’esperienza di essere separato da Dio”. Questa frase mi colpì molto, e mi ritornò in mente durante il faticoso tentativo di uscire dalla brutta depressione che mi ha colpito qualche tempo fa, quella che io ho chiamato “il mio inferno sulla terra”. In quel periodo ho scoperto che cantare lo spiritual era per me un modo di essere collegato con un’essenza spirituale che io definisco con la parola “Paradiso”, un modo di uscire dal mio inferno.
Proprio come successe agli schiavi africani in America centinaia di anni fa la musica in generale e lo spiritual in particolare sono diventati per me l’àncora di salvezza per sopravvivere in questo mondo a volte ingiusto e crudele.

Il grande miracolo dello spiritual è proprio quello di essere una musica così piena di forza e saggezza da riuscire a toccare ogni cuore in ogni parte del mondo. Non importa dove tu sia nato, quale sia la lingua che parli e il colore della tua pelle. Queste canzoni sono doni meravigliosi che qualcuno ha voluto regalarci per guarire la nostra anima.
E’ la musica giusta per reclamare a gran voce il nostro diritto alla pace, alla giustizia e all’uguaglianza. Sempre… E in ogni dove.

E allora, grazie dal profondo del mio cuore e della mia anima a tutti gli amici, a tutti coloro che ci sostengono e alle nostre famiglie.
Grazie, Angelina per avermi tirato fuori dal quel “profondo buco nero” in cui ero caduto. E grazie a Te, Gesù, per averla aiutata. Grazie a tutti gli appassionati di blues e dintorni che abbiamo la fortuna di incontrare sulla nostra strada. E per usare le parole del mio eroe Garth Hudson: “Tante grazie e molto di più…”
Possano anche i vostri sogni diventare realtà.
Fabrizio Poggi

MERCY (Fabrizio Poggi)
Pietà, misericordia… Quante volte abbiamo sentito questa implorazione. In questi tempi cupi in cui l’empatia e la solidarietà sembrano valori appartenenti al passato; in questi tempi senza luce in cui chiedere perdono per coloro che ancora tengono nelle loro mani le sorti del mondo, coloro che negano agli uomini pace, uguaglianza e libertà sembra inutile, anche una piccola parola come Mercy, non gridata ma quasi sussurrata, può diventare davvero un grido perentorio che chiede giustizia. Per tutti. Da questa e dall’altra parte del Paradiso. L’armonica e la voce sono le mie. Il piano e l’organo invece sono quelli di Garth Hudson leggendario componente di un gruppo che ha fatto davvero la storia della musica contemporanea: THE BAND.

WALKIN’ BLUES (Robert Johnson)
A proposito di viaggi e spirituals: tanti spirituals sono nati dal blues e tanti blues sono nati dallo spiritual.
Questo è un brano dedicato al viaggio del leggendario Robert Johnson che implora Dio di guarirlo dal male di vivere, dalla malinconia e da quella irrefrenabile voglia di andare a suonare la propria musica da un capo all’altro dell’America saltando da un treno merci all’altro, alla ricerca di qualcosa che, fortunatamente per noi, non ha mai trovato. Si diceva che Robert Johnson avesse venduto l’anima al diavolo in cambio di una superba maestria nel suonare il blues. Quello che è sicuro è che qualcuno lassù gli diede il dono di guarire la tristezza con la sua musica, con il suo Walkin’ blues. Tra i tanti ospiti presenti in questo brano, ospiti che avranno per sempre la gratitudine di tutta la band per averci regalato un pezzettino della loro spiritualità segnaliamo la voce e l’armonica di Rob Paparozzi frontman dell’Original Blues Brothers Band e dei leggendari Blood Sweat & Tears; l’organo Hammond di Stefano Intelisano organista “storico” dei Chicken Mambo e ormai session man richiestissimo ad Austin, Texas dove ormai vive da diverso tempo; e le voci “nere” di Betti Verri e Seth Walker.

NEEDED TIME (Traditional)
Sono tempi bui, cupi e disperati, c’è troppa violenza, troppa rabbia, troppa avidità, troppe bugie, troppa cattiveria. Adesso è forse il tempo in cui c’è bisogno che un personaggio grande e rivoluzionario come Gesù, torni di nuovo tra noi per portare pace e speranza. Così recita il ritornello: «…E’ arrivato il tempo in cui c’è bisogno di Te. Ritorna, anche solo per un attimo, perché adesso c’è davvero bisogno di Te». Now is the needed time.
Fabrizio ha imparato questa canzone da Eric Bibb, con il quale ha avuto il privilegio di suonare in concerto qualche tempo fa. A sua volta, Eric l’ha imparata da Taj Mahal che, a sua volta, l’aveva imparata dal leggendario bluesman texano Lightnin’ Hopkins. L’assolo in questo brano è di uno dei fisarmonicisti più amati nel mondo del blues, dello zydeco e della canzone d’autore americana: Ponty Bone.

YOU GOTTA MOVE (Reverend Gary Davis)
E quando il treno per il Paradiso parte bisogna essere pronti. Perché il treno non aspetta. Cantava il leggendario reverendo Gary Davis: « Quando il Signore chiama devi essere pronto: you gotta move!».

NOBODY’S FAULT BUT MINE (Blind Willie Johnson)
Un grande brano spiritual cantato da tutti i grandi del genere: da Mahalia Jackson a Blind Willie Johnson, a Nina Simone agli Staple Singers.
La nostra versione è ispirata a uno dei più grandi armonicisti di tutti i tempi: Paul Butterfield. Tanti gli ospiti presenti in questo brano denso di spiritualità, a cominciare dalla splendida voce e dall’armonica “elettrica” di Rob Paparozzi frontman dell’Original Blues Brothers Band e dei leggendari Blood Sweat & Tears. L’assolo di organo Hammond è di Stefano Intelisano. Il brano è stato inciso in uno studio ricavato da una ex chiesa battista situata nel quartiere afroamericano di Austin, Texas. Quasi inutile aggiungere che le centinaia di spirituals che si sono cantati in questo posto “magico” hanno sicuramente ispirato “divinamente” le dita di Stefano sulla tastiera.

WAYFARING STRANGER (Traditional)
E non ci sentiamo un po’ tutti dei pellegrini senza meta nelle nostre ore più buie quando tutto sembra perduto. E quante volte la musica ci è stata di conforto in quei momenti in cui ci sembrava che la notte fosse più buia e più fredda… A me, le semplici e belle melodie di spirituals come questo, hanno saputo regalare momenti sereni quando intorno a me il vento della vita soffiava così forte che pensavo mi portasse via…

DOWN BY THE RIVERSIDE (Traditional)
Questo spiritual, antichissimo, ha come tema la speranza in una vita migliore. Non importa se in questa vita sei stato un viaggiatore sperduto in mezzo a chi non riusciva a comprendere la tua anima. Oltre la sponda del fiume che divide questo mondo dal Paradiso, se saprai gettare a terra il tuo scudo e la tua spada e se terrai fede al proposito di abbandonare ogni tipo di guerra, ti si apriranno le porte di un’altra vita dove ci sarà serenità, giustizia e libertà per tutti. Un brano senza tempo così come senza tempo è la speranza che ogni uomo dovrebbe avere nel cuore: la speranza di una pace infinita.

PEOPLE GET READY (Curtis Mayfield)
Una bellissima canzone che Curtis Mayfield scrisse per i suoi Impressions nel 1964. “People get ready” diventò subito una delle canzoni che il popolo afroamericano cantava durante la sua lotta per i diritti civili. Il messaggio di speranza e di pace contenuto nella canzone è valido ancora oggi: «Tieni duro perché la tua sete di giustizia verrà appagata un giorno. E se non su questa terra sicuramente in Paradiso». E quando verrà quel giorno la gente dovrà essere pronta – People get ready -.

THIS TRAIN (Traditional)
E c’è un treno che porta in Paradiso. Non occorre biglietto e non ci sono posti di prima classe. I treni di cui si canta nel blues e nello spiritual sono i famosi treni merci che viaggiavano da una parte all’altra degli States. Erano quei treni lenti e ciondolanti quelli preferiti dai bluesmen. Erano quelli i treni più facili da prendersi in corsa. Se avevi una chitarra tracolla e una pesante sacca da viaggio, quelli erano i treni che si afferravano al volo con meno fatica. C’era un treno in Mississippi che si chiamava “Sliding Delta”. “Slide” in inglese vuol dire “scivolare” e si diceva che questo treno andasse così piano che sembrava dovesse scivolare giù dai binari da un momento all’altro. Ma sono i treni lenti quelli che ti permettono di gustarti il viaggio e di guardare il paesaggio. E il treno nel blues e nello spiritual è spesso una metafora della vita. Era il “treno di mezzanotte” quello che i neri, incarcerati ingiustamente, aspettavano per fuggire dalle famigerate prigioni del Mississippi.
Ospite in questo brano Donnie Price “mitico” bassista blues texano che vanta apparizioni con artisti del calibro di Willie Nelson e Billy Joe Shaver.

WILL THE CIRCLE BE UNBROKEN (Traditional)
E ne è passato del tempo da quando ho cominciato a suonare il blues. Parecchi amici hanno smesso, qualcuno più indifeso si è fatto prendere dall’alcool e dalle droghe e non c’è più. Certo un po’ mi mancano.
Ma sono sicuro che ci rivedremo ancora e suoneremo tutti insieme nella grande blues band che c’è in Paradiso. Perché il cerchio che ci unisce non si spezzerà mai: will the circle be unbroken.
Ospite in questo brano uno dei fisarmonicisti di culto del blues, dello zydeco e della canzone d’autore americana: Ponty Bone.

AMAZING GRACE (Traditional)
La storia di questo spiritual è antichissima. La sua melodia risale a tanti, tanti anni fa. Il testo sembra sia stato scritto nella seconda metà del ‘700 da John Newton (1725-1807), capitano di una nave che trasportava schiavi. Pregò due sole volte nella vita: quando perse la madre all’età di sette anni e a ventitré, quando riuscì a sopravvivere ad una tempesta che lo colse con la sua nave in mezzo all’oceano. Dopo questo episodio cominciò a leggere la Bibbia e a comporre canzoni. A trentadue anni fu ordinato prete e lasciò per sempre la sua carriera di negriero. Queste le parole che John Newton scrisse. Qualcosa che si potrebbe tradurre così:
«Grazia Mirabile, com’è dolce la tua voce
che ha salvato uno sventurato come me.
C’è stato un tempo in cui mi sono smarrito,
ma ora ho ritrovato la strada,
C’è stato un tempo in cui sono stato cieco
ma adesso, posso rivedere la luce».

JESUS ON THE MAINLINE (Traditional)
Anche questa è una canzone che gli afroamericani cantavano durante la lotta per i diritti civili. Una lotta durissima per ottenere condizioni di vita e di lavoro più umane e più giuste. In questo spiritual si invita la gente a telefonare a Gesù per ottenere giustizia, dignità, uguaglianza, e libertà. Una telefonata è una cosa intima. Si, è vero, oggi tutti telefonano ad alta voce e tutti ascoltano tutti. Ma quando è stata scritta questa canzone, tanti anni fa, il telefono serviva per cercare conforto, magari nel cuore della notte, una parola amica da un amico sincero pronto ad ascoltarti e a consolarti.
Questo brano ha davvero accompagnato il popolo afroamericano nel lungo cammino dalla schiavitù alla libertà.
Anche questa canzone è stata un’emozionante colonna sonora alle lotte per i diritti civili degli afroamericani. Una strada che per quel popolo è ancora lunga e piena di ostacoli. La lotta non è ancora finita.
E quando lo sconforto sembra diventare un enorme macigno, un piccolo aiuto può venire da una voce amica che ti parla dall’altra parte del filo del telefono e ti aiuta a gridare, nei momenti in cui ti manca il coraggio e tutto sembra perduto: « Guardami fratello, anch’io sono un uomo, proprio come te… I’M A MAN ».

I WANT JESUS TO WALK WITH ME (Traditional)
Un altro spiritual molto famoso negli anni sessanta durante la lotta dei neri per i diritti civili. Più loro protestavano, più la polizia diventava dura con loro. Spesso c’era sconforto, sembrava che la giustizia per loro non ci sarebbe stata mai. Cantavano durante le marce: «Quando la mia testa sarà piegata nel dolore della sconfitta, voglio che Gesù cammini accanto a me, nei momenti più difficili I want Jesus to walk with me».
In questo brano registrato a Woodstock c’è ospite Garth Hudson, leggendario tastierista e fisarmonicista dell’altrettanto mitico gruppo che corrisponde al nome di THE BAND. Registrare con lui questo commovente spiritual è stato per me non solo un momento unico ed indimenticabile ma qualcosa che in qualche modo chiude un cerchio iniziato tanti anni fa quando vidi per la prima volta al cinema “The Last Waltz”, il film d’addio di THE BAND e venni folgorato dal carisma di Muddy Waters e dall’incredibile suono dell’armonica di Paul Butterfield. Non avevo mai sentito quello strumento suonare in un modo così emozionante. Nello stesso periodo decido che la musica che più rappresenta i miei sentimenti, ma soprattutto la mia rabbia di operaio sfruttato, è il blues. Subito dopo scoprii il suono assolutamente unico di THE BAND e l’ineguagliabile talento di quei formidabili musicisti scelti da Bob Dylan come compagni di strada per lungo tempo.
Influenzato dal sound di Garth Hudson e dalla sua fisarmonica decido di introdurre nella musica della mia band, i Chicken Mambo, il suono della fisarmonica, non solo perché innamorato della musica della Louisiana, ma anche per via del disco che il grande Muddy Waters registrò a Woodstock, proprio con Garth Hudson di THE BAND alla fisarmonica.
“I want Jesus to walk with me” che si avvale anche della splendida e commovente voce di Maud Hudson, la compagna di vita di Garth, è stato registrato al Leopard Studio di Woodstock a poca distanza dalla mitica “Pink House” la casa rosa dove THE BAND concepì il suo storico primo album “Music from Big Pink”; e dove BOB DYLAN & THE BAND incisero quel capolavoro intitolato “THE BASEMENT TAPES”. Quasi inutile aggiungere che l’atmosfera di quegli anni, gli stessi del famoso festival dell’agosto 1969, è rimasta la stessa. In questo luogo perso tra i boschi di conifere che separano gli Stati Uniti dal Canada, vissero numerosi musicisti che hanno fatto davvero la storia della musica americana. Musicisti come Paul Butterfield, che in questo disco viene omaggiato con la ripresa di due brani da lui resi famosi: “Walkin’ blues” di Robert Johnson e “Nobody’s fault but mine” di Blind Willie Johnson. Sono state le preziose incisioni del leggendario Mississippi Fred McDowell raccolte da Alan Lomax nel 1959 a farmi conoscere questo splendido e antichissimo spiritual.

PRECIOUS LORD (Thomas A. Dorsey)
Questo è il brano che Martin Luther King stava ascoltando quando venne ucciso il 4 aprile 1968.
Il reverendo, paladino delle lotte per i diritti civili che aveva “il sogno” di vedere un giorno neri e bianchi vivere insieme in pace, stava fumando una sigaretta sul balcone del Lorraine Motel a Memphis in un triste giorno di inizio primavera. Nel cortile dell’albergo alcuni suoi collaboratori stavano scaricando del materiale dall’auto. Dalla radio della macchina uscivano le note di “Precious Lord” cantata da Mahalia Jackson e King chiese ai suoi amici di alzare un po’ il volume dell’apparecchio perché quella era la sua canzone preferita. Proprio in quel momento venne freddato da un colpo di fucile.
Ecco perchè ho provato una tremenda stretta allo stomaco quando ho visitato il Museo dei diritti civili a Memphis, dove ho visto con le lacrime agli occhi la camera ed il balcone del Lorraine Motel dove il grande uomo di pace è stato ucciso. E nonostante ci sia ancora qualcuno nel mondo a cui danno fastidio i cartelli con la scritta “I am a man – io sono un uomo”, nonostante ci sia ancora parecchia strada da percorrere per fare diventare il sogno di Martin Luther King realtà; nonostante tutto questo io non ho perso la speranza in un mondo migliore e credo che la musica, il blues e lo spiritual possano fare davvero molto. L’ho imparato in Mississippi dove mi sono sentito parte della grande famiglia del blues, una famiglia dove il colore della pelle non fa la differenza, dove, almeno per una volta, l’unico colore che conta è il blù, o meglio: il blues, l’unica musica che può guarire “il male di vivere”, la malinconia. Le mie avventure in Mississippi non sono passate invano sulla mia pelle e adesso finalmente forse posso dire di essere diventato migliore, come uomo e come essere umano – I’m a man! -.
La storia di questo brano è incredibile ed emozionante allo stesso tempo.
Thomas Dorsey, colui che ha scritto questa canzone, si trovava a Saint Louis per una serie di concerti. Era il 1932 e l’uomo aveva lasciato a Chicago la giovane moglie in attesa del loro primo figlio.
Nel cuore della notte il portiere bussa alla porta della sua camera d’albergo. C’era un telegramma per lui, poche le parole che c’erano scritte: «Tua moglie è morta dando alla luce tuo figlio, torna subito a casa». Dorsey prese il primo treno diretto a Chicago, dove arrivò giusto il tempo per vedere un’ultima volta la sua adorata moglie. Ricordando il triste episodio, Dorsey raccontava che la cosa più tremenda fu vedere la sua giovane compagna stringere tra le braccia quella piccola creatura. Sembravano ambedue addormentati. Dorsey continua nel suo racconto dicendo: «A quel punto della mia vita io pensavo davvero di avere perso tutto quello per cui valeva la pena vivere. Ero distrutto, arrabbiato, amareggiato, e nei giorni seguenti al funerale giravo per le strade di Chicago senza meta chiedendomi perché Dio non avesse preso anche me. Un pomeriggio mentre stavo camminando triste e desolato pensando che ormai nemmeno la fede potesse essermi di conforto, mi ritrovai per caso davanti ad una sperduta chiesetta situata ai margini della città. Vi entrai, mi fermai un attimo davanti all’altare e poi mi diressi verso il pianoforte. Mi sedetti, e con le lacrime agli occhi incominciai a suonare una melodia e a cantare delle parole che sembravano uscire dal profondo del mio cuore. Parole che sembravano farmi comprendere il perché di tutto quel dolore e una musica che sembrava davvero guarire, almeno un po’, la mia anima sofferente:
Preziosissimo Signore,
prendimi per mano.
Accompagnami, sorreggimi.
Sono stanco, Signore sono sfinito
e sono da solo.
Attraverso la tempesta,
attraverso la notte,
guidami verso la luce.
Prendimi per mano,
Preziosissimo Signore,
e riportami a casa».

JOHN THE REVELATOR (Traditional)
C’era un’associazione a delinquere formata dai padroni delle piantagioni di cotone e dai pastori delle chiese afroamericane. Ai padroni non piaceva che gli schiavi cantassero il blues. Li vedevano ballare e cantare il blues, e in quei momenti i neri sembravano davvero liberi. Son House racconta: «Ci dicevano se suonate il blues andrete dritti all’inferno. E noi ci credevamo. Però il blues ci piaceva troppo. Allora, abbiamo preso dei brani tratti dalla Bibbia e abbiamo cominciato a cantarli come se fossero dei blues…». Così nacquero gli spirituals.
E tutti, nessuno escluso, tutti, almeno una volta nella vita, sono stati in qualche modo “toccati” dallo spiritual. E’ impossibile resistere al miracolo davvero unico della musica spirituale afroamericana, che ha realmente insegnato, al mondo intero, quanto sia bello cantare la propria speranza in una vita migliore. E’ un pezzo che la band suona sempre con una particolare carica emotiva. Emozioni che si sono profuse nello splendido intervento di Garth Hudson e di sua moglie Maud.

CROSS ROAD BLUES (Robert Johnson)
Qualche tempo fa ho fatto un pellegrinaggio in Mississippi. Ho avuto il privilegio di suonare nei locali dove è nato il blues. E viaggiando di notte su queste stradine di terra battuta circondate solo da campi di cotone e illuminate da una pallida luna, mi sono reso conto di cosa poteva voler dire essere un povero ragazzo di colore nei primi decenni del secolo scorso quando per i neri in tutto il Sud degli States c’era il coprifuoco. Quando faceva buio, trovarsi come canta Robert Johnson nella canzone, ad un incrocio sperduto nelle campagne del Mississippi era davvero pericoloso. Quelli erano anni in cui per impiccare o imprigionare un nero ci voleva veramente poco, nessuno avrebbe protestato. E capitava sovente che i neri fossero circondati da gruppi di bianchi ubriachi che volevano divertirsi con loro magari linciandoli o impiccandoli ad un albero, facendoli diventare quegli “strani frutti” di cui canterà qualche anno dopo la grande Billie Holiday. Ebbene spesso i neri, con la paura che li paralizzava, tiravano fuori dalla tasca della loro tuta da lavoro l’armonica e cominciavano a suonare e a ballare divertendo i bianchi ai quali spesso passava la voglia di “divertirsi con loro”. E allora il suono dell’armonica diventava davvero un grido disperato nella notte. Un grido per salvarsi la vita, al crocicchio, al cross road.
Ospiti in questo brano sono di nuovo Stefano Intelisano componente “storico” dei Chicken Mambo e Seth Walker con la sua bellissima voce carica di soul. Il tutto è stato registrato in un bellissimo studio di Austin, Texas ricavato da una chiesa battista sconsacrata. Sono sicuro che, anche per questo brano, le centinaia di spirituals che si sono cantati in questo luogo, in qualche modo “magico”, abbiano ispirato “divinamente” le dita di Stefano sulla tastiera, e la splendida voce di Seth Walker considerato uno degli artisti di punta della nuova scena blues statunitense. Taj Mahal, per indole piuttosto avaro di complimenti, parlando di Seth, lo ha definito il nuovo Ray Charles!

THE SOUL OF A MAN (Blind Willie Johnson)
Un antichissimo spiritual che Blind Willie Johnson cantava con la moglie Angeline, (anche lui aveva la sua Angelina), agli angoli delle strade nel cuore nero del Texas. Era il 1930 e il luogo era un piccolo paesino sperduto di nome Marlin.
Il più grande interprete di spiritual blues cantava: «Signore, ho viaggiato tanto e chiesto ovunque, a saggi e sapienti ma nessuno mi ha saputo spiegare in cosa consiste l’anima di un uomo. C’è qualcuno che mi sa dire che cos’è l’anima di un uomo? Che cos’è davvero the soul of a man?».

AMAZING GRACE 1993 (Traditional)
E il cerchio si chiude con una versione di Amazing Grace che ho inciso nell’ormai lontano 1993, all’inizio della mia avventura con i Chicken Mambo. Tanta acqua è passata sotto i ponti da quell’anno, tanti sogni sono diventati realtà e ho davvero conosciuto l’inferno e il Paradiso. Ma il seme della musica spirituale è stato sempre dentro di me e questo piccolo frammento sonoro è la sua testimonianza più viva, più autentica.


LE STORIE di SPIRIT & FREEDOM


Un luogo dell’anima
Spirit e Freedom non sono soltanto due parole distinte: unite insieme, sono un luogo dell’anima. Infatti, non c’è spiritualità senza libertà e non c’è libertà senza spiritualità. Tante sono le canzoni di cui queste due parole costituiscono l’essenza: ho scelto di interpretare quelle che, per motivi a volte non semplici da spiegare in poche righe, hanno maggiormente toccato la mia sensibilità. Canzoni che hanno segnato l’evoluzione del mio percorso musicale dalle prime esperienze adolescenziali a oggi, canzoni dal testo sempre significativo, canzoni che nella loro semplicità essenziale affrontano temi fondamentali come solo gli spiriti liberi avrebbero potuto cantare. Immagini, sensazioni, ricordi, speranze, sogni. Ricantandole ho anche voluto ricordare persone che fisicamente non sono più con noi ma il cui messaggio di spiritualità e libertà continua, e continuerà sempre, a accarezzare le nostre anime, a testimoniare un modo più autentico, più sincero, più giusto di vivere la vita. Con questo disco siamo in cammino per Spirit and Freedom. Salite a bordo. Si riparte.
Fabrizio Poggi

I’M ON MY WAY (TO FREEDOM LAND) (Traditional)
Non è certo un caso che proprio in questa celeberrima canzone, quasi un inno di libertà per gli afroamericani oppressi e emarginati, siano presenti due dei miei punti di riferimento di gioventù: un pezzo di storia del blues all’armonica e il più grande gruppo contemporaneo di gospel, autentiche leggende viventi in una partecipazione davvero straordinaria. E il cuore mi si riempie di emozioni ogni volta che sento la mia voce cullata dall’armonica di Charlie Musselwhite e dalle incredibili voci dei Blind Boys of Alabama. Un sogno diventato realtà, un altro miracolo che si è compiuto grazie alla mia armonica e alla magica Angelina.

I SHALL BE RELEASED (Bob Dylan)
Quasi una preghiera che Bob Dylan & The Band incisero nei Basement Tapes, a Woodstock, dopo l’incidente motociclistico occorso al rivoluzionario artista di Duluth. La canzone chiudeva anche il primo album di The Band, Music from Big Pink, unanimemente considerato uno dei capolavori del rock, e uno dei miei dischi preferiti di sempre. Purtroppo non tutte le decine di versioni esistenti hanno saputo conservare intatta la dimensione spirituale del brano, contenuto in due dischi che mi hanno influenzato parecchio. E quella di Dylan è una presenza che aleggia su tutto questo lavoro, un grande artista di cui ho ammirato il senso di libertà quando tra mille difficoltà ha scelto di non seguire l’onda ma di suonare ciò che il suo spirito indomito gli suggeriva… Erano anni che aspettavo di incidere I shall be released e finalmente è arrivato il momento di cantare parole toccanti che spezzano le catene dell’anima: Vedo arrivare la mia luce e risplendere da ovest a est. Un giorno o l’altro, un giorno o l’altro ormai, sarò liberato.

STAYED ON FREEDOM (Traditional)
Tieni duro, e libertà e giustizia trionferanno. Uno splendido spiritual colonna sonora delle battaglie per i diritti civili, qui cantato e suonato insieme al grande Guy Davis, al mitico Augie Meyers (tastierista dei Texas Tornados, di Bob Dylan e John Hammond) e a un coro composto da artisti e amici di lunga data che abitano la Texas Hill Country, Il Paese delle colline fra Austin e San Antonio, fortunata terra verde costellata da laghi in cui corrono liberi cavalli e canzoni.

HALLELUJA (Leonard Cohen)
Ho sempre desiderato suonare questa canzone con cui il grande poeta canadese è riuscito a toccare tanti cuori, ovunque nel mondo. Non esistono confini per un ritornello che mi ha fatto piangere più di una volta. E a interpretarla con noi c’è Stefano Intelisano, bravo e sensibile suonatore di Hammond nato come me per un fatale errore nel posto sbagliato ma residente ormai da anni in Texas dove ha suonato con artisti del calibro di Patti Griffin, Seth Walker e Delbert McClinton.

IN MY HOUR OF DARKNESS (Gram Parsons)
Forse il testamento spirituale di Gram Parsons, artista grande e maledetto che ci ha lasciati troppo presto. E a suonare l’armonica qui c’è Mickey Raphael, uno dei miei armonicisti preferiti. Uno che mi ha indirettamente insegnato a suonare solo le note “che contano”. Nativo di Dallas e texano doc, Mickey Raphael è un’autentica leggenda nel suo paese. E’ conosciuto e apprezzato quasi quanto Willie Nelson, la grande icona della musica americana di cui Mickey è il braccio destro da più di 35 anni. La sua armonica è l’inconfondibile architettura sonora su cui poggiano le sue più belle canzoni. Nei momenti cruciali della carriera del grande artista, Mickey è sempre stato al suo fianco. Come non ricordare il suono della sua armonica mentre Willie Nelson, Tom Petty, Stevie Wonder, Neil Young e tanti attori di Hollywood cantavano l’inno nazionale americano in TV dopo la tragedia dell’11 settembre? Come session man ha inciso oltre 250 album collaborando praticamente con tutti i grandi tra cui: Johnny Cash, Kris Kristofferson, Ray Charles, Bob Dylan, Keith Richards, Emmylou Harris, Townes Van Zandt, John Prine, Neil Young, Ringo Starr, George Harrison, Allman Brothers Band, Wynton Marsalis, Guy Clark, Nitty Gritty Dirt Band, Bonnie Raitt, Norah Jones, Michelle Schocked, Billy Bob Thornton, Beach Boys, Carl Perkins, Jerry Lee Lewis, Randy Travis, Paul Simon ma anche con gli U2 e i Chieftains.
A cantare con me Erica Opizzi, giovane collaboratrice di lunga data e voce folk di toccante bellezza. La canzone è dedicata a Randall “Poodie” Locke, tour manager di Willie Nelson per 34 anni, scomparso il 6 maggio 2009. Persona di cui avevamo avuto modo di apprezzare le doti di grande umanità e simpatia, Poodie è mancato proprio nel giorno in cui abbiamo registrato questo brano. Una triste coincidenza oppure, se ci credete, un segno del destino. Specialmente se pensate all’ultima strofa in cui Parsons canta: “Una volta conoscevo un vecchio che era diventato gentile e saggio con l’età. Lui sapeva leggermi proprio come un libro e non ha mai saltato una pagina. E io gli volevo bene come fosse mio padre, e gli volevo bene come si fa con un amico. Sapevo che presto sarebbe venuto il suo momento. Anche se non avrei saputo dire quando”. So long Poodie.

I HEARD THE ANGELS SINGIN’ (Reverend Gary Davis)
Con le sue composizioni e la sua straordinaria tecnica chitarristica, il reverendo Gary Davis ha influenzato almeno tre generazioni di musicisti. Questa è una delle sua canzoni più ricche di significato, che ho il piacere di eseguire con Eric Bibb, un grande artista di rara sensibilità e dalla voce bellissima, un musicista che stimo da tempo e che è oggi riconosciuto come uno dei più eccezionali interpreti del blues contemporaneo: un vero onore quindi averlo nel disco a cantare una canzone che entrambi amiamo tantissimo. A suonare l’organo Hammond con il suo stile inimitabile c’è, di nuovo e a suggello di un’amicizia che dura nel tempo, Garth Hudson di The Band che con la splendida voce della sua compagna Maud conferisce al brano un sound assolutamente unico.

THEY KILLED HIM (Kris Kristofferson)
Incisa anche da Bob Dylan in Knocked out loaded, questa canzone di Kris Kristofferson associa le figure del Mahatma Ghandi e di Martin Luther King a quella di Gesù di Nazareth. Pacifisti e difensori degli ultimi, come Lui sono stati uccisi. Sicuramente è tra le più belle composizioni del musicista e attore di Brownsville, Texas, diventato ciò che è oggi, un gigante del songwriting americano, anche grazie alla stima dell’indimenticabile Johnny Cash che da uomo delle pulizie di una casa discografica lo prese sotto la propria ala protettiva, lo fece incidere e conoscere in tutti gli States. Una bella storia la sua, una storia a lieto fine, che va di pari passo con la sua figura di artista impegnato civilmente e di uomo di grande integrità morale ed artistica. Uno spiritual laico di rara ispirazione. Queste in sintesi le parole: “C’era un uomo chiamato Mahatma Gandhi che non si sarebbe sottomesso ma mai avrebbe usato la forza. Perché dal male non può nascere il bene. Sapeva che per fare un accordo bisogna immergersi nella sporcizia. Conosceva bene il suo compito e il prezzo che avrebbe dovuto pagare. Era solo un sant’uomo che ebbe il coraggio di credere nella concordia, e per questo, Dio mio, l’hanno ucciso. C’era un uomo ad Atlanta in Georgia, di nome Martin Luther King. Lui scosse la terra come il tuono di un tornado e fece risuonare le campane della libertà. Ebbe il coraggio di prendere posizione e, anche se ancora oggi, nessuno è riuscito a portare via quel sogno di bellezza, per tutto questo,Dio mio, l’hanno ucciso. Il figlio di Dio Onnipotente, un uomo santo chiamato Gesù, guarì i malati e sfamò gli affamati. In cambio del suo amore gli presero la vita, sulla strada della gloria, dove la storia non finirà mai, era solo il santo figlio dell’uomo, non riuscirò mai a capirlo ma, mio Dio, l’hanno ucciso”. My God, They killed Him…

JESUS CALLED ME IN HEAVEN (Fabrizio Poggi)
Ho pensato che in questa canzone ci fosse bisogno di un violoncello. Per questo ho contattato Brian Standefer, uno che ha registrato con Patti Griffin, James McMurtry, Ryan Bingham, Bruce Robison, Mary Gauthier,The Flatlanders e Danny Schmidt. E penso di avere fatto bene. La linea melodica di questa canzone l’ho scritta molti anni fa per musicare una poesia popolare. Poi subito dopo la scomparsa di Johnny Cash ne scrissi il testo definitivo. Johnny Cash, ovvero un grande artista che era un uomo di blues anche quando suonava country e che ha lasciato un grande vuoto dentro di me. Come quello che ha lasciato il mio amico Alessandro il giorno che volò via. Alessandro Rava era un grande bluesman. Suonava la chitarra e cantava come se fosse nato in una baracca in Mississippi. Era il migliore di tutti. Di tutti noi. Suonavamo spesso insieme. Era un po’ più giovane di me. Mentre io iniziavo a suonare lui era già un drago con chitarra e armonica. Quando cantava era una forza della natura. La sua passione era così contagiosa che era impossibile resistergli. Una volta mi trascinò quasi a forza a Bergamo per andare ad ascoltare Taj Mahal. Io non sapevo quasi nulla di lui. Alessandro in macchina mi fece ascoltare tutta la sua discografia e quando arrivammo al concerto conoscevo ogni nota di ogni pezzo che Taj Mahal aveva registrato fino ad allora. Ogni tanto piombava a casa mia con qualche nuova scoperta: nuove registrazioni di Sonny Terry e Brownie McGhee o un disco raro di Mississippi John Hurt. Poi un brutto giorno, il 16 marzo 1990, un treno lo investe mentre torna dal lavoro, spezzando la sua vita per sempre. Aveva solo 25 anni. Quella mattina, la mattina del tragico incidente, ci eravamo incontrati. O meglio ci eravamo visti. Io me ne stavo seduto sul treno pendolare che mi portava a Milano, al lavoro, e stavo sfogliando mezzo assonnato un quotidiano. Qualcuno bussa al finestrino e io alzo la testa. Nessuno dei due aveva voglia di parlare a quell’ora del mattino. Così bastò un cenno per salutarci. Lui proseguì per andarsi a sedere all’inizio del treno dove era più comodo una volta che il treno fosse arrivato alla sua stazione di discesa e io ripresi a leggere il giornale. Quando la sera mi comunicarono la tragica notizia successa quel pomeriggio restai di sasso. Non riuscivo a crederci. Ci eravamo visti quella mattina e nulla faceva presagire. Già…, come se si potesse prevedere che qualcuno a cui vuoi bene stia per andarsene per sempre. All’inizio fu il dolore, poi lo scoramento, due sentimenti che fecero presto spazio al rimpianto. Al rimpianto di non aver parlato con lui quella mattina. Di non esserci seduti vicini a parlare di blues e degli artisti che ci avevano rubato il cuore. Gli anni passarono. Sentivo che c’era un conto in sospeso con Alessandro. Ero certo che ci fosse anche lui in mezzo a quegli angeli custodi che mi hanno salvato in tante brutte situazioni e che mi hanno aiutato negli emozionanti momenti di gioia che la musica mi ha dato il privilegio di vivere. Ecco cosa gli dovevo. Questa canzone. Io ho immaginato che quella mattina, la mattina dell’incidente, Alessandro mi avesse parlato. A Lungo. Dicendomi con gli occhi che gli luccicavano dalla gioia: “Sai Fabrizio, devo confidarti una cosa. Sto per partire. Gesù mi ha chiamato per andare a suonare con tutti i nostri eroi che non ci sono più, nella sua band in Paradiso; e ti prego, dì a tutti i nostri amici di non piangermi e di non essere tristi perché tra poco io volerò via per essere al fianco di Johnny Cash e Mississippi John Hurt. Porterò con me solo la mia chitarra e le mie scarpe da viaggio e li troverò ad attendermi Muddy Waters e Sonny Boy e so che su una nuvola del cielo c’è già Blind Willie Johnson che mi aspetta per cantare una preghiera al Signore…”.
E allora aspettami anche tu, Alessandro, perché mi hanno detto che prima o poi Gesù chiamerà anche me per suonare nella sua band. E finalmente ci rivedremo…

GOODBYE MY FRIENDS,
I’M GONNA FLY AWAY
JESUS CALLED ME IN HEAVEN
JUST TO PLAY IN HIS BAND
SO PLEASE DON’T CRY
CAUSE VERY SOON
I WILL BE WITH MY HEROES
ON THAT HEAVENLY STAGE

I’LL FLY AWAY, I’LL FLY AWAY
I’M ON MY WAY TO GLORYLAND
I’LL BE WITH JESUS
AND BESIDE HIM
THERE WILL BE JOHNNY CASH
AND MISSISSIPPI JOHN HURT

THERE WILL BE MUDDY WATERS
THERE WILL BE SONNY BOY
I WILL BRING MY GUITAR
AND MY TRAVELLING SHOES
BLIND WILLIE JOHNSON
HE WILL BE WAITING FOR ME
ON A CLOUD IN THE SKY
TO SING A PRAISE TO THE LORD

I’LL FLY AWAY, I’LL FLY AWAY
I’M ON MY WAY TO GLORYLAND
I’LL BE WITH JESUS
AND BESIDE HIM
THERE WILL BE JOHNNY CASH
AND MISSISSIPPI JOHN HURT

GOODBYE MY FRIENDS,
I’M GONNA FLY AWAY
JESUS CALLED ME IN HEAVEN
JUST TO PLAY IN HIS BAND
SO PLEASE DON’T CRY
CAUSE VERY SOON
I WILL BE WITH MY HEROES
ON THAT HEAVENLY STAGE

I’LL FLY AWAY, I’LL FLY AWAY
I’M ON MY WAY TO GLORYLAND
I’LL BE WITH JESUS
AND BESIDE HIM
THERE WILL BE JOHNNY CASH
AND MISSISSIPPI JOHN HURT

SPIRITUAL (Josh Haden)
Josh è il figlio Charlie Haden, uno dei maggiori contrabbassisti jazz viventi. Nel mondo del blues è conosciuto e stimato per aver inciso nel 1997 insieme a James Cotton Deep in the blues, un album fondamentale per la storia del blues, e un po’ anche per la mia. Sono davvero orgoglioso di condividere le parti vocali con Debbi Walton straordinaria cantante texana che ha interpretato questo brano in maniera a dir poco toccante. Spiritual è stato inciso anche da Johnny Cash nel suo splendido Unchained.

MY PEACE (Woody Guthrie)
Woody Guthrie, un mito vivente e una sua struggente poesia, eccezionalmente letta per noi dalla figlia Nora. I versi affrontano un tema, quello della pace, che ci accompagna giunti nel pieno del nostro viaggio verso Spirit and Freedom, perché non ci può essere pace senza libertà e non ci può essere libertà senza pace.

JESUS CHRIST (Woody Guthrie)
Questa canzone, interpretata anche da Bob Dylan (presenza costante in questo disco e nella mia vita) e da molti altri, aiuta a squarciare il velo su un aspetto poco frequentato della poetica di Woody Guthrie: la sua spiritualità, vista nel suo incessante invocare pietà e misericordia per gli oppressi e gli emarginati. L’altra America che ieri come oggi, pur fra mille difficoltà, cerca di emergere e di ritrovare la forza di sognare ancora. Woody era una persona profondamente religiosa, seppur non in maniera convenzionale. Avrebbe fatto sua, forse, quella famosa frase che recita: “La religione è per quelli che hanno paura di andare all’inferno, la spiritualità è per quelli che all’inferno ci sono già stati…”. E Woody conosceva benissimo l’inferno. Quello degli sfruttati, degli umiliati, degli ultimi della terra. A proposito di questo brano ancora attualissimo diceva: “Scrissi questa canzone nell’inverno del 1940, mentre guardavo fuori dalla finestra di una pensione di New York. Guardai come vivevano i poveri, e poi guardai come vivevano i ricchi: i poveri erano disperati, giù di morale, infreddoliti e affamati, mentre i ricchi stavano lì a bere allegramente whiskey spendendo soldi a palate con donne di malaffare e gioco d’azzardo. E mi è venuto da pensare a quello che diceva Gesù, e a come sarebbe stato se Gesù fosse venuto di nuovo su questa terra a predicare quello che era solito predicare. Beh, l’avrebbero fatto fuori un’altra volta”.

MR. BOJANGLES (Jerry Jeff Walker)
Quando, 12 anni fa, incisi Nuther World negli States, o meglio in Texas, avrei voluto chiedere al suo autore Jerry Jeff Walker di cantare Mr. Bojangles insieme a me. Poi preferimmo invece cantare insieme una mia composizione dedicata alla vita on the road che Jerry Jeff mi aveva ispirato. Sempre nello stesso disco, avrebbe dovuto esserci come ospite anche Tish Hinojosa, una delle più belle voci del Texas. Poi, per mille motivi, non se ne fece nulla. Due opportunità soltanto rimandate nel tempo, che oggi si concretizzano: io, finalmente, interpreto una delle mie canzoni preferite; e Tish è con me, con la sua voce cristallina e commovente. Non credo di poter pensare ad un’altra voce per cantare questo inno alla libertà, ai musicisti da strada e a un mondo che forse non c’è più.
La vicenda narrata da Mr. Bojangles probabilmente la conoscete già, attraverso le decine di versioni che la storia della musica ci ha regalato: Nitty Gritty Dirt Band, Harry Nilsson, Frank Sinatra, Jim Croce, Bob Dylan, Harry Belafonte, Arlo Guthrie, Nina Simone, Esther Phillips, John Denver, David Bromberg, Neil Diamond, Sammy Davis Jr. e i Byrds, oltre naturalmente al suo autore Jerry Jeff. Questa la storia raccontata dalla canzone.
Mr. Bojangles era stato un ballerino, forse di tip tap, che Jerry Jeff arrestato per ubriachezza, conobbe in una cella della prigione di New Orleans. Mr. Bojangles doveva essere anche piuttosto bravo se era vero che aveva girato in lungo e in largo tutto il sud degli States, ballando nei locali più prestigiosi e alle feste più rinomate. Quando era in viaggio, tra una città e l’altra e da un vagone di un treno merci all’altro, a fargli compagnia era il suo cane, un fedele compagno di strada pronto a condividere con lui la buona e la cattiva sorte. Un triste giorno però il suo cane morì, lasciandolo solo, senza un vero amico. Da quel momento in poi Mr. Bojangles divenne sempre più malinconico e cominciò a bere. Troppo. Erano già passati vent’anni da quel giorno ma lui non si era più ripreso. Adesso si esibiva per una birra e qualche spicciolo in localacci scalcinati o agli angoli delle strade. Non perse mai la sua dignità di artista, una ricchezza interiore che gli faceva sopportare tutto, anche l’attimo tragico e terribile allo stesso tempo in cui sentiva i suoi occhi diventare lucidi mentre i passanti, lanciandogli una monetina, gli gridavano, quasi per schernirlo: “Dai Mr. Bojangles, non essere triste, balla per noi”. Una canzone tratta da Una storia vera, una metafora della vita d’artista che è diventata un classico della musica americana.

WE SHALL NOT BE MOVED (Traditional)
Inno religioso, poi riadattato negli anni ’30 come canto di lotta operaia, al pari di We shall overcome, We shall not be moved divenne presto uno dai cavalli di battaglia del Movimento per i Diritti Civili. Inciso per la prima volta da Sonny Terry & Brownie McGhee nel 1951 il brano, grazie al mitico Pete Seeger, è divenuto uno dei simboli della canzone di protesta, cantato ancora oggi in molte parti del mondo, anche fuori dagli States. Ospite nella canzone, che ha avuto tantissime interpretazioni, la voce calda, coinvolgente e piena di passione di Betti Verri.

HE WAS A FRIEND OF MINE (Traditional)
Un traditional molto antico, che ci racconta di un amico che adesso non c’è più, una persona con la quale è stato bello condividere la strada, un’anima ribelle e non facile ma della quale è bello poter dire “Era un mio amico”. Fra le versioni più famose di questo brano, quelle di Bob Dylan (doveva essere inclusa nel suo primo album ma inspiegabilmente ne restò fuori), Grateful Dead, Willie Nelson, Nanci Griffith, Ramblin’ Jack Elliot, Jerry Jeff Walker e dei Byrds.

HEAVEN STOOD STILL (Willy DeVille)
Attoniti, increduli: la sua scomparsa ci ha colto così. Willy DeVille ci ha sorpresi ancora una volta, lui che era la perfetta incarnazione della libertà. Ho avuto il privilegio di conoscerlo personalmente, questo zingaro della musica che non conosceva generi o stili ma soltanto il piacere di suonarla, in piena libertà. Che fosse un blues del Mississippi, una canzone mariachi, un pezzo soul degli anni Cinquanta, una ballata country o del buon vecchio rock’n’roll. Willy era davvero libero viaggiatore, che ha sempre pagato per le proprie scelte. Io spero che a Willy piaccia la mia versione di Heaven stood still. Mi piace pensarlo mentre sorride da lassù sapendo che a suonare uno dei suoi brani più belli e spirituali ci sia Flaco Jimenez, per me il più grande fisarmonicista vivente, che mi ha onorato della sua presenza in questa traccia con note di cui solo lui è capace, note suonate con il cuore e che arrivano a toccare l’anima… Straordinarie le parole piene di struggente poesia che io ho tradotto così: Una lacrima svanisce e l’alba asciuga gli occhi di un amante. Adesso basta con le lacrime. Sono andate via, per sempre. Il mio cuore nella tua mano sa che tutto ciò mi appartiene; e allora, come un bambino resto qui, mentre il tuo cuore canta dentro di me. Il sogno della mia vita, una notte per l’eternità, il vento che sussurrava piano. E il Paradiso si fermò. Un sospiro di alba, dolce istante della memoria, una rapsodia celeste. E il Paradiso -per un attimo- si fermò. So long, Willy, ci manchi, ogni giorno di più…

LIVE FOREVER (Billy Joe Shaver)
In I feel a change comin’ on una canzone di Together Through Life Bob Dylan canta: “Sto ascoltando Billy Joe Shaver mentre leggo James Joyce. Qualcuno mi ha detto che c’è il sangue di questa terra nella mia voce”. Parole che Dylan riferisce a se stesso ma che ben si prestano a descrivere anche colui che fornisce la colonna sonora ideale alle letture del grande Bob. E c’è davvero il sangue dell’altra America non solo nella voce ma in tutte le canzoni di Billy Joe Shaver, uno spirito libero, un poeta on the road che ha impressionato per ispirazione e scelta di vita artisti come Johnny Cash, Kris Kristofferson, Waylon Jennings e Willie Nelson, ma anche personaggi come Elvis Presley e band come gli Allman Brothers, tutti profondamente colpiti dalla coerenza di colui che è stato definito il William Shakespeare della gente comune. Chi altri, se non lui, uno che ha perso gli affetti più cari, la moglie e un figlio in giovane età, e che ha vissuto una vita spesso sul filo del rasoio poteva scrivere: “So che vivrò per sempre e che attraverserò quel fiume, ma per ora mi basta solo arrivare a domani. E tu vorrai stringermi a te perché, come ti ho sempre detto, ti mancherò quando me ne sarò andato. Nessuno qui riuscirà mai a trovarmi ma io sarò sempre qui intorno e, proprio come le canzoni che ho lasciato dietro di me, vivrò per sempre. Voi padri e madri siate buoni l’un l’altro e cercate di crescere vostro figlio nel giusto. Non lasciate che il buio lo catturi, fate sì che non si senta abbandonato e portatelo al sicuro verso la luce. Quando questo vecchio mondo ci soffierà via e tutte le stelle cadranno dal cielo, ricordati che c’è qualcuno che ti ama veramente: vivremo per sempre, tu ed io…”. Undici anni fa sul tour bus di Willie Nelson, Billy Joe mi promise che un giorno avremmo cantato insieme. E Billy Joe è uno che mantiene sempre le sue promesse.

GLORY GLORY, HALLELUJA (Traditional)
Un antichissimo spiritual che ho imparato da Mississippi John Hurt, un grande artista che ho sempre amato, e da Turner Junior Johnson mitico cantante e armonicista cieco, che Alan Lomax incontrò durante uno dei suoi leggendari viaggi nelle terre del blues. Era il 19 luglio 1942 e il celebre etnomusicologo si trovava a Clarksdale, Mississippi. Parlando di quel fatidico giorno, Lomax, raccontò che vide Johnson all’angolo di una strada. Era un vecchio nero che portava un cappello sformato calcato fino agli occhiali scuri. Era magrissimo, malvestito e con le scarpe rotte. Con una mano reggeva un’armonica e con l’altra stringeva un bastone per non vedenti e una tazza di stagno con pochi spiccioli, gettati lì da passanti distratti. Il bastone di Johnson batteva il ritmo di uno slow blues mentre le monetine nella tazza risuonavano richiamando il sound di un washboard. Lomax gli propose di registrare alcuni brani nell’aula di una scuola vicina tra cui una versione da brivido di questa canzone, in cui è racchiusa tutta l’essenzialità dell’armonica blues e spiritual.

SPIRIT AND FREEDOM (MARTIN LUTHER KING 1963)
Il nostro viaggio verso quel luogo dell’anima che si chiama Spirit and Freedom sta per concludersi. Per il momento, s’intende. Perché la strada per la spiritualità e la libertà, individuale e collettiva, non deve mai smettere di essere percorsa. In questa brevissima traccia, ci sono soltanto la mia armonica e la voce di Martin Luther King che gridando a Memphis, nel 1963, “We want to be free” ci ha lasciato un’eredità difficile ma anche un compito che può dare gioia alla fine di un lungo cammino. La gioia di essere liberi dentro, in pace con noi stessi e con gli altri . E di questi tempi non è poco…

Ecco cosa ho trovato scritto qualche tempo fa, su una lapide in mezzo alle rocce rosse della Monument Valley, un luogo dove lo Spirito e la Libertà sembrano correre insieme liberi e veloci come il vento:

Sono libero
Non piangere per me.
Adesso sono libero.
Sto seguendo la strada che Dio ha fatto per me.
Ho preso la sua mano, quando l’ho sentito chiamare.
Ho voltato le spalle e ho lasciato tutto.
Non potevo rimanere un altro giorno a ridere,
Ad amare, a lavorare o a giocare.
Le cose lasciate incompiute devono rimanere tali.
Ho trovato quel posto alla fine del giorno.
Se il mio commiato ha lasciato un vuoto
Allora riempitelo con ricordi di gioia.
Un’amicizia condivisa, una risata, un bacio
Ah sì, queste cose anche a me mancheranno.
Non fatevi gravare da momenti di dolore.
Vi auguro il sole di domani.
La mia vita è stata piena.
Ho assaporato molto, buoni amici, momenti di gioia,
La carezza di una persona cara.
Se il mio tempo sembra essere stato breve
Allora non prolungatelo con il dolore.
Sollevate il vostro cuore, fatelo per me
Dio mi voleva adesso.
Egli mi ha liberato.


TESTI e STORIE da LIVE IN TEXAS


MOJO (Fabrizio Poggi)
C’è bisogno di un mojo – un portafortuna – per vivere in questo mondo pazzo.
Un mojo chiamato blues.

YOU NEED A MOJO WORKIN’
YOU NEED A MOJO WORKIN’
YOU NEED A MOJO WORKIN’
YOU NEED A MOJO WORKIN’
YOU NEED A MOJO WORKIN’
IN THIS MEAN OL’ WORLD

LET ME BE YOUR MOJO
LET ME BE YOUR MOJO
LET ME BE YOUR MOJO
LET ME BE YOUR MOJO
LET ME BE YOUR MOJO
LET ME BE YOUR FRIEND

I WENT DOWN TO LOUISIANA
I WENT DOWN TO LOUISIANA
I WENT DOWN TO LOUISIANA
I WENT DOWN TO LOUISIANA
I WENT DOWN TO LOUISIANA
TO GET ME A HOODOO HAND

YOU NEED A MOJO WORKIN’
YOU NEED A MOJO WORKIN’
YOU NEED A MOJO WORKIN’
YOU NEED A MOJO WORKIN’
YOU NEED A MOJO WORKIN’
IN THIS MEAN OL’ WORLD

HEY OLD MAMA (Fabrizio Poggi)
Qualche anno fa, in Mississippi, ho avuto il privilegio di suonare nei locali dove il blues è nato. Chi mi segue già da un po’ di tempo sa che durante tutti questi anni ho vissuto delle esperienze bellissime, suonando con molti dei miei eroi musicali. Sia dal vivo, sia sui dischi. Ma l’emozione più grande, quella che mi porterò per sempre appresso, l’ho provata un pomeriggio a Greenwood, un paesino sperduto del Mississippi. Solitamente, durante quel tour, io e il mio socio ci esibivamo alla sera; ma lì a Greenwood invece dovevamo suonare nel pomeriggio. Ad ascoltarci, proprio in virtù di quell’orario insolito, almeno per noi, c’era un pubblico formato da persone di ogni età: giovani, famiglie, anziani, bambini. Tutti neri. Tranne noi.
Durante una pausa tra il primo e il secondo tempo del concerto mi si avvicina una signora afroamericana di una certa età. Avrà avuto un’ottantina d’anni, più o meno l’età di mia madre. Mi prende per un braccio, lo stringe leggermente e poi mi dice: “Hey man, you touched my heart” – mi hai toccato il cuore.
Quella signora quasi sicuramente non aveva capito che non ero di lì, ma che venivo da molto lontano. Non lo aveva capito perché forse non sapeva nemmeno dove fosse l’Italia. Ebbene, quella signora che forse non solo non era mai uscita dal Mississippi, ma probabilmente nemmeno dalla sua contea, mi diede -senza saperlo- la più grossa soddisfazione della mia vita. Se esistesse un’università del blues, quella signora, quel giorno, mi avrebbe conferito la laurea. Una laurea in blues. Ma soprattutto mi fece capire che quando suonavo il blues ero uno di loro perché parlavo la loro stessa lingua. La lingua del blues.
E che tutti i sacrifici fatti in questi anni per portare la mia musica un po’ ovunque erano serviti a qualcosa. Erano serviti a toccare il cuore di una signora dall’altra parte dell’oceano. Una signora che probabilmente nella sua vita aveva ascoltato solo blues… Una signora che mi ha fatto piangere. Di gioia.

I WAS DOWN IN MISSISSIPPI
PLAYIN’ FOR THE PEOPLE THERE
I WAS DOWN IN MISSISSIPPI
PLAYIN’ FOR THE PEOPLE THERE
AND YOU CAME CLOSE TO ME
YOU SAID: HEY MAN
YOU TOUCHED MY HEART

HEY OLD MAMA, HEY OLD MAMA
HEY YOU ALMOST MADE ME CRY
HEY OLD MAMA, HEY OLD MAMA
HEY YOU ALMOST MADE ME CRY
I WAS A STRANGER IN A FOREIGN LAND
I TOUCHED YOUR HEART AND YOU TOUCHED MINE

HEY OLD MAMA, HEY OLD MAMA
HEY OLD MAMA, HEY OLD MAMA
HEY OLD MAMA, HEY OLD MAMA
HEY OLD MAMA, HEY OLD MAMA
I TOUCHED YOUR HEART AND YOU TOUCHED MINE

HEY OLD MAMA, HEY OLD MAMA
I WILL NEVER FORGET YOU
HEY OLD MAMA, HEY OLD MAMA
I WILL NEVER FORGET YOU
CAUSE YOU GAVE ME,
GAVE ME THE RIGHT TO PLAY THE BLUES

HEY OLD MAMA, HEY OLD MAMA
HEY OLD MAMA, HEY OLD MAMA
HEY OLD MAMA, HEY OLD MAMA
HEY OLD MAMA, HEY OLD MAMA
I TOUCHED YOUR HEART AND YOU TOUCHED MINE

HEY OLD MAMA, HEY OLD MAMA
HEY OLD MAMA, HEY OLD MAMA
HEY OLD MAMA, HEY OLD MAMA
HEY OLD MAMA, HEY OLD MAMA
I TOUCHED YOUR HEART AND YOU OLD MAMA
AND YOU OLD MAMA
YOU TOUCHED MY HEART

DEEP IN MY HEART (Fabrizio Poggi)
Questa è una canzone che parla di speranza. L’ho scritta ispirandomi agli antichi canti di lavoro degli afroamericani.

I’LL BE ALLRIGHT ONE DAY
I’LL BE ALLRIGHT ONE DAY
DEEP IN MY HEART I DO BELIEVE
I’LL BE ALLRIGHT ONE DAY

I’LL BE ALLRIGHT ONE DAY
I’LL BE ALLRIGHT ONE DAY
NOW I KNOW I LOST MY WAY
BUT I’LL BE ALLRIGHT ONE DAY

IF TROUBLE COMES, I’LL PAY NO MIND
I’LL BE ALRIGHT ONE DAY
DEEP IN MY HEART, I DO BELIEVE,
I’LL BE ALRIGHT ONE DAY

DEEP IN MY SOUL, ONE DAY
DEEP IN MY SOUL, ONE DAY
DEEP IN MY HEART, I DO BELIEVE,
I’LL BE ALLRIGHT ONE DAY

DEEP IN MY SOUL, ONE DAY
DEEP IN MY SOUL, ONE DAY
DEEP IN MY HEART, I DO BELIEVE,
I’LL BE ALLRIGHT ONE DAY

HOLE IN YOUR SOUL (Fabrizio Poggi)
Questa è una canzone che ho scritto dopo aver letto “Chi non ama il blues ha un buco nell’anima” sul muro di un vecchio negozio di dischi del Mississippi.

IF YOU DON’T LIKE THE BLUES
YOU HAVE A HOLE IN YOUR SOUL
IF YOU DON’T LIKE THE BLUES
YOU HAVE A HOLE IN YOUR SOUL
I TRIED TO HEAL YOUR PAIN BABY
(BUT)I DON’T KNOW WHAT TO DO

YOU DON’T LIKE MUDDY WATERS
B.B. KING, HOWLIN’ WOLF,
YOU DON’T LIKE MUDDY WATERS
B.B. KING, HOWLIN’ WOLF,
OH BABY I’M SO SAD
THERE’S A HOLE IN YOUR SOUL

SAVE ME JESUS (Fabrizio Poggi)
Questa canzone è una preghiera. E le preghiere non hanno bisogno di tante parole.

SAVE ME JESUS
SAVE ME LORD
SAVE ME JESUS
SAVE ME LORD

WHEN I’M DOWN
WHEN IT’S TOO LATE
SAVE ME JESUS
SAVE ME LORD

WHEN I’M WRONG
AND I HURT SOMEONE
SAVE ME JESUS
SAVE ME LORD

SAVE ME JESUS
SAVE ME LORD
SAVE ME JESUS
SAVE ME LORD

WHEN I’M IN TROUBLE
LOST IN THE DARK
SAVE ME JESUS
SAVE ME LORD

WHEN I’M A CHILD
CRYIN’ ALL ALONE
SAVE ME JESUS
SAVE ME LORD

SAVE ME JESUS
SAVE ME LORD
SAVE ME JESUS
SAVE ME LORD

WHEN I CHOOSE TO FIGHT
INSTEAD OF TALKIN’
HELP ME JESUS
SAVE ME LORD

I CAN’T FIND
RIGHT THINGS TO DO
WON’T YOU SAVE ME JESUS
I’M WAITIN’ ON YOU

SAVE ME JESUS
SAVE ME LORD
SAVE ME JESUS
SAVE ME LORD

SAVE ME JESUS
SAVE ME LORD
SAVE ME JESUS
SAVE ME LORD

KING BISCUIT TIME (Fabrizio Poggi)
Il 21 novembre del 1941, da radio KFFA – che trasmetteva dal cuore del Delta, a Helena in Arkansas, a due passi dal Mississippi – iniziava la storia di un programma destinato a entrare nel mito. Si chiamava “King Biscuit Time” perché era sponsorizzato da una ditta che produceva farina. La trasmissione durava solo un quarto d’ora e andava in onda tutti i giorni, dalle dodici e un quarto alle dodici e trenta. Furono tante le persone che decisero di diventare bluesmen dopo aver ascoltato quel programma. Tra i tanti anche B. B. King e Muddy Waters.
Oggi, diciassettemila trasmissioni dopo il King Biscuit Time è ancora in onda; e dietro a quei microfoni c’è ancora lo stesso disc-jockey di allora: il grandissimo “Sunshine” Sonny Payne.
Il suo strillo di benvenuto “Welcome to King Biscuit Time” con cui Sonny apriva e apre il suo programma ha oggi il suono delle parole che restano nella memoria.
Durante uno dei miei tanti pellegrinaggi in Mississippi sono andato a trovarlo. Quando sono arrivato alla radio mi sono avvicinato a lui timidamente. Avevo sognato per anni quell’incontro. Mi sono presentato e poi gli ho comunicato quanto prezioso fosse stato il suo contributo nel farmi amare il blues. Ad un certo punto della nostra conversazione Sonny mi ha chiesto a sorpresa: “Beh se suoni l’armonica, ne avrai una qui con te… Perché non ci suoni qualcosa in diretta?”. In effetti io un’armonica ce l’avevo. Ma non mi aspettavo proprio di suonare al “King Biscuit Time”. Credo possiate immaginare il mio stato d’animo quando, con gli occhi lucidi di commozione, ho suonato l’armonica nella più famosa trasmissione di blues del mondo. Un programma in cui si sono esibiti tutti i più grandi bluesmen. Mi vengono ancora i brividi a ricordare che ho avvicinato la mia armonica allo stesso microfono che usava il mio eroe di sempre: Sonny Boy Williamson. E’ stata un’esperienza in qualche modo mistica perché quando sei lì ti senti, almeno per un momento, parte della storia del blues. Sonny Payne, dopo avermi ascoltato, mi ha detto parole così belle e toccanti che vorrei venissero scritte sulla mia lapide il giorno che me ne andrò. Ma soprattutto mi ha fatto un grande regalo. Mi ha permesso di diventare suo amico. Un amico che ogni tanto sento al telefono e al quale ho dedicato questa canzone.

TWELVE FIFTEEN
IT’S KING BISCUIT TIME
TWELVE FIFTEEN
IT’S KING BISCUIT TIME
SONNY BOY AND SONNY PAYNE
BLOW MY BLUES AWAY

OH BLUES
STAY AWAY FROM ME
OH BLUES
STAY AWAY FROM ME
IT’S KING BISCUIT TIME
IT’S TWELVE FIFTEEN

MIDNIGHT TRAIN (Fabrizio Poggi)
Il treno di mezzanotte. Il treno per la libertà.

CLAP YOUR HANDS TO SAVE YOUR SOUL
CLAP YOUR HANDS TO SAVE YOUR SOUL
CLAP YOUR HANDS TO SAVE YOUR SOUL
CLAP YOUR HANDS TO SAVE YOUR SOUL

MIDNIGHT TRAIN SHINE A LIGHT ON ME
MIDNIGHT TRAIN SHINE A LIGHT ON ME
MIDNIGHT TRAIN SHINE A LIGHT ON ME
MIDNIGHT TRAIN SHINE A LIGHT ON ME

CAN YOU HEAR THAT WHISTLE BLOWIN’?
CAN YOU HEAR THAT WHISTLE BLOWIN’?
CAN YOU HEAR THAT WHISTLE BLOWIN’?
CAN YOU HEAR THAT WHISTLE BLOWIN’?

TRAIN IS COMIN’, GET ON BOARD
TRAIN IS COMIN’, GET ON BOARD
TRAIN IS COMIN’, GET ON BOARD
TRAIN IS COMIN’, GET ON BOARD

MIDNIGHT TRAIN SHINE A LIGHT ON ME
MIDNIGHT TRAIN SHINE A LIGHT ON ME
MIDNIGHT TRAIN SHINE A LIGHT ON ME
MIDNIGHT TRAIN SHINE A LIGHT ON ME

MIDNIGHT TRAIN SHINE A LIGHT ON ME
MIDNIGHT TRAIN SHINE A LIGHT ON ME
MIDNIGHT TRAIN SHINE A LIGHT ON ME
MIDNIGHT TRAIN SHINE A LIGHT ON ME

MAINLINE (Traditional )
Ho conosciuto questo brano attraverso Mississippi Fred McDowell, ma me ne sono innamorato perdutamente quando l’ho sentito suonare da Ry Cooder e Flaco Jimenez. E qui c’è un duetto di fisarmoniche da brivido.

MEXICAN MOON (Fabrizio Poggi)
Ci sono rose bellissime che nascono in Texas. Sono gialle, gialle come la luna disegnata dai bambini.
Questa è la storia di Pablo, un ragazzo messicano che lavora nei pozzi di petrolio in Texas. E’ un lavoro durissimo, però si guadagna bene. E Pablo ha un sogno: sposare Maria e portarla in viaggio di nozze su una luna messicana, un posto dove nessuno è mai stato, un posto magico, fatto solo per loro. La notte che Maria attraversa il confine tra Messico e Texas un colpo di fucile le disegna un fiore rosso sul vestito, spezzando per sempre il sogno di Pablo.
Lui però non ha smesso di crederci. Forse perché una notte ha visto nel buio una piccola luce che illuminava una minuscola casa dove c’erano tanti bambini. Lo ha visto in un sogno. Un sogno illuminato dalla luna. Una luna messicana. Una “Mexican moon”.
Potete immaginare come mi sono sentito a suonare la mia fisarmonica davanti a Flaco Jimenez?

TONIGHT MY BABY, WILL CROSS THE BORDERLINE
TOMORROW I’M GONNA MARRY THE GIRL OF MY LIFE
AND I‘LL SHOW HER THE YELLOW ROSE OF TEXAS
AND I’LL TAKE HER ON A MEXICAN MOON
ON A MEXICAN MOON, MOON, MOON
ON A MEXICAN MOON, MOON, MOON
ON A MEXICAN MOON, MOON, MOON
ON A MEXICAN MOON, MOON, MOON

A SHOT IN THE DARK
A RED FLOWER ON HER DRESS
WHERE HAVE THEY GONE TONIGHT YOUR SWEET LULLABIES
WHERE HAVE THEY GONE TONIGHT YOUR SWEET SPANISH EYES
MAYBE THEY HAVE GONE ON A MEXICAN MOON

ON A MEXICAN MOON, MOON, MOON

DON’T WORRY BABY, PLEASE DON’T CRY
THIS WAS THE LAND OF OUR DREAMS
AND I SAW A LIGHT IN THE DARK
I SAW A LITTLE HOUSE
SO MANY CHILDREN AROUND US
SO I’LL TAKE YOU THERE
ON A MEXICAN MOON

ON A MEXICAN MOON, MOON, MOON

SONG FOR ANGELINA (Fabrizio Poggi)
“Song for Angelina” è una canzone che ho scritto parecchi anni fa dedicandola alla mia compagna di vita, che per me è molto più di una moglie. E’ la persona che auguro a tutti di incontrare nella vita. Auguro a tutti di incontrare un’Angelina o un Angelino che, come canto nella canzone, quando vi perderete nella vostra vita, e a volte capita, vi riporterà a casa, come sempre.
Angelina mi ha aiutato a venire fuori da un buco nero in cui ero caduto qualche anno fa e mi è sempre stata vicino nei miei progetti. Chi conosce un po’ la mia storia e quella dei Chicken Mambo sa che molte cose che ci sono accadute in questi anni non sarebbero successe senza il “magico” intervento di Angelina. E allora questa canzone è dedicata a tutte le Angeline e tutti gli Angelini. A tutti coloro che ci sostengono nei momenti difficili e ci aiutano a realizzare i nostri sogni.
E io so che sono tanti. Ne sono sicuro. E c’è un Angelina o un Angelino per ciascuno di noi. Io sono stato fortunato. Io l’ho trovata, la mia Angelina. E questa è la sua canzone.

ANGELINA THIS SONG IS FOR YOU
FOR YOUR LITTLE ROSE, A LITTLE TATTOO
FOR YOUR SMILES THAT MAKE ME SO HAPPY
FOR YOUR TEARS THAT MAKE ME SO BLUE

AND THE MOON IS OVER YOUR SHOULDERS
AND THE MOON IS OVER YOUR DREAMS
IT’S ELEVEN, IT’S LATE ANGELINA
YOUR LITTLE BED IS CALLING YOU NOW

I TAUGHT YOU TO LOVE SOME GOOD MUSIC
AND TO LOVE TRUE AND HONEST PEOPLE
YOU TAUGHT ME HOW TO BELIEVE IN ME
WHEN THINGS SOMETIMES GO REALLY WRONG

AND THE MOON IS OVER YOUR SHOULDERS
AND THE MOON IS OVER YOUR DREAMS
IT’S ELEVEN, IT’S LATE ANGELINA
YOUR LITTLE BED IS CALLING YOU NOW

ANGELINA THIS SONG IS FOR YOU
A LITTLE GIRL, THE WOMAN I CHOOSE
AND WHEN I’LL BE LOST IN MY LIFE
ANGELINA, I KNOW, YOU WILL TAKE ME HOME

‘CAUSE THE MOON IS OVER YOUR SHOULDERS
AND THE MOON IS OVER YOUR DREAMS
IT’S ELEVEN, IT’S LATE ANGELINA
YOUR LITTLE BED IS CALLING YOU NOW

I’M ON THE ROAD AGAIN (Fabrizio Poggi)
Questa è una delle prime canzoni che ho registrato in Texas tanti anni fa, con il grande Jerry Jeff Walker. E’ una canzone che parla della vita “on the road” e ad ispirarmela era stato proprio lui.

I’ GOT THE KEY TO THE HIGHWAY
I’ GOT A DUSTY ROAD TO WALK
I’ GOT MY HARPS, I’ GOT MY DREAMS
I’ GOT A WOMAN IN MY SOUL
I’ GOT THE FUEL IN MY HEART
I’ GOT THE WHEELS ON MY MIND
I’ GOT ANOTHER TOWN TO KNOW
I’ GOT ANOTHER SONG FOR YOU…

I’M ON THE ROAD AGAIN…

IT’S FOUR IN THE MORNING
AND I FEEL SO TIRED BABE
I’ GOT LIGHT ALL A FLASHIN’
I’ GOT TRUCKS ALL PASSIN’ BY
I’ GOT AN EMPTY STAGE
I’ GOT PEOPLE CLAPPIN’ HANDS
I’ GOT FOG, RAIN AND SUN
I’ GOT A WISH: TO BE WITH YOU…

I’M ON THE ROAD AGAIN…

I WISH TO BE IN TEXAS (Fabrizio Poggi)
Il Paradiso, qui su questa terra, non esiste da nessuna parte. Esistono però dei luoghi in cui inspiegabilmente ci si sente a casa. In Texas io ho realizzato tanti dei miei sogni e, non lo nascondo, quando tutto sembra andare nel verso sbagliato io vorrei essere là.

I’M SITTING ALL ALONE
ACROSS THE POND
ON A COLD AND FOGGY WINTER DAY
WILLIE AND JERRY JEFF
ARE ON MY STEREO
AND I MISS Y’ALL MY TEXAS FRIENDS

I WISH TO BE IN TEXAS
I WISH TO BE WITH YOU

I LIKE THE HILL COUNTRY WAY OF LIFE
AND I LEFT A DREAM IN LUCKENBACH
MY SOUL NEEDS WIDE OPEN SPACES
AND MY BODY NEEDS
A STEVIE RAY OLD BLUES

I WISH TO BE IN TEXAS
I WISH TO BE WITH YOU

AND, YOU KNOW,
TONIGHT I MISS “THE FAN”
YES, I MISS THE “TEXAS REBEL RADIO”
I MISS A MEXICAN SWEET SONG
AND A RIDE IN A TEXAS PICK UP TRUCK

I WISH TO BE IN TEXAS
I WISH TO BE WITH YOU

AND I MISS YOUR TEXAS WAY TO SAY
“MIGHTY FINE, ‘PRECIATE IT, ADIOS”
AND I REALLY MISS Y’ALL
MY TEXAS FRIENDS
EV’RY TIME I SING THIS SONG
SO FAR AWAY